venerdì, dicembre 28, 2007

"Down dropt the breeze"

The fair breeze blew, the white foam flew
The furrow followed free;
We were the first that ever burst
Into that silent sea.

Down dropt the breeze, the sails dropt down
’Twas sad as sad could be;
And we did speak only to break
The silence of the sea!

All in hot and copper sky,
The bloody Sun, at noon,
Right up above the mast did stand,
No bigger than the Moon.

Day after day, day after day,
We stuck, nor breath nor motion;
As idle as a painted ship
Upon a painted ocean.

The Rime of the Ancient Mariner, Samuel Taylor Coleridge

venerdì, dicembre 14, 2007

Q-Blake-Kan


Kaddero riflessi inkonfessabili,
il topo dei koriandoli skokkò le tre.
Mimai tattike boreali
tra felci suonate e pinguini d'argento;
il ciondolo sussultò
mentre ovali d'iride
sobbalzavano liquide
tra radio e conio.
Brillavo di ombra riflessa
e l'uomo ad una dimensione
plasmava polene d'aria;
krepitii di karta logora
offossavano lievi
ceste di riso;
cilindri d'acqua,
stridenti d'alkova,
dissennavano di Francoforte
e al mestolo piacque.
Irruppe il tempo.

Blake implose in un latrato
ed io no.

Uscii e il freddo mi tolse le parole.
Donandomi idiozie.
Dal Kubla Khan al KuBlake Kan

giovedì, dicembre 13, 2007

Inkontri D-D-Cembre


Ormai Santa Klaus riesce ad askoltare la voce delle proprie renne solo sotto trip. L'ho inkontrato qualke sera fa, in un distratto sobborgo suburbano ke poko aveva a ke fare kon Lapponia, Polo nord o altre origini ke si suolevano dar lui. Vestiva sciatto, quasi deperito nella sua obesità, barba da clochard, accento kaduko, voce mai artefatta ma strafatta da qualke insano, innumerevole bianketto. Lo guardai kome si guarda ki attende ke si attenda la solita infame rikiesta d'aiuto. Inkapace di prestarmi a devozioni infantili ke non ho mai ripudiato semplicemente perkè mai avendone koltivate, esordii kon un -Non ci provare-. Lui non fece neppure kaso alla mia risposta kome se il suo kompito fosse esaurito nel tentativo di rikiesta. Una sorta d'elemosina di principio kui il successo non avrebbe apportato utilità alkuna visto l'ormai irrosorio tasso di sangue nell'alkool. Pensai al solito, medesimo MJA, -Il diritto di vivere non si mendika, si prende-. Lui l'interruppe. -Non ho i dokumenti-, esordì. Non potei far a meno di guardare le sue skarpe. Dr.Martins. Oibhò. -Klaus, ma ke minkia stai dicendo?-. Non distolse lo sguardo ed io kon lui, per immobilismo d'atmosfera. -Non ho i dokumenti. Sto kontinuando ad infradiciarmi qua e là prima ke un panterone meno distratto degl'altri s'akkorga dei lineamenti extraeuropei. Kome vedi nel borsone ho solo un'equipe medika da portare in regalo ai miei koinquilini del cpt-. Iniziavo ad essere annikilito. Il panzone sapeva la sua e inkredibilmente, per magika alkimia natalizia, non esalava quel pout pourri d'alkool e monnezza ke si prestava all'okkasione ma di borotalko e zukkero filato. I kampanelli trillavano e i vombati d'iride annodavano kontorsionismi nel lussureggiante fondo di bottiglia; tutto seguiva la regola da trasgredire, ma il panzone non puzzava. -Klaus, fammi kapire...- dicendo già intuivo ke stavo per partorire un'idiozia, ne diko una ogni volta ke cerko di kapire -Te, il panzone volante, il vekkio bastardo sponsorizzato koka kola, il desiderio insano d'ogni bambino, l'invidiato nordiko d'ogni nonno frustrato... Non sei abbastanza volante per skappare alla Volante?-. Lui kontinuò a non guardarmi. Sentii pervadermi da uno strano senso di kompassione attraversato kom'ero dalla kompleta latitanza di reazione. -Sono senza dokumenti. La mia immagine è stata kontraffatta, storpiata, dekolorata e riaddobbata da multinazionali rampanti. Ogni tutore dell'ordine postilla la mia dikiarazione d'identità kon espressioni beffarde tipo: Ne ho visti di più rassomiglianti. Kontrollano le kontraffazioni sull'età perkè troppo elastiko per i loro kanoni. Non avendo cittadinanza, essendo una fottuta prostituta del desiderio dei bambini ho abitato in ogniddove senza mai accettare d'appartenere a qualkuno. Per i cristiani le mie origini appartengono a San Nicola di Mira, turco. Gli statunitensi sostengono che abiti al Polo Nord (situato per l'occasione in Alaska); in Canada il mio laboratorio sarebbe indicato nel nord del paese; in Europa è più diffusa la versione ke mi vuole finlandese del villaggio di Korvatunturi, in Lapponia. Ed io, beh... io detesto i konfini e le rimarkazioni, i limiti, le barriere e i recinti. Perkè volerei altrimenti, se laidi e korpulenti padri padroni non s'arrogassero il diritto di krear barriere a bambini e sognatori? Lampioni e altri retaggi se non per poterci kontrollare? M'han kiamato anarkiko. Sono kosmopolita.- Avrei voluto urlare -Minkia, Babbo Natale!-. In effetti quell'uomo mi piaceva. -Vedi... Non vesto di rosso. Detesto l'immagine ke han fatto di me. Askolto devoti pignoratori dei sogni ordinarmi desideri plastifikati, bambini lobotomizzati dal systema kompilare rikieste in foglio excel e inviarle via fax per non dover sostenere il peso d'una telefonata. Pile di kontestazioni per pakki inkompleti, taglie errate, kolori non abbinabili e sospette kontraffazioni. Potrei okkupare un team di legali rampanti per anni senza venire a kapo delle querele ed io, ke non koltivo la legalità quando la legge è immorale, finisko kostretto alla latitanza, all'illegalità, alla fuga e alla kommiserazione. E certo non di me. Io già espio le mie inkoerenze-. Ormai "stavo per volendogli" bene. -Vedi. Ormai tutti sputano sul natale. Soffiano sul vento dell'indecenza. Kon la mano sperperano presunta generosità e kon la pancia koltivano viscide perversioni. Le nuove tendenze mi vogliono martire, detestarmi e detestare il mio kontratto a tempo determinato un facile, inutile, vogliacco gioko al massakro. Rendono le feste putride e sgomitano tra se ridendo di ciò ke hanno kreato...- I kampanelli impazzavano e non smisero neppure di farlo quando l'intermittenza di luce agghiacciante squarciò il fondo della pankina. Brillavano a festa le palline di vetro, rimbalzando di bianko e kobalto, le zampogne singhizzavano festose e le renne muggivano l'Ave Maria di Schubert. Klaus, stavolta guardandomi, s'aiutò ad alzarsi poggiandosi sul mio ginokkio. -Bene. Finita la pausa e debbo tornare a lavoro-. Non attese nemmeno ke i karabinieri gli si facessero innanzi ma saltò direttamente sui sedili posteriori kon invidiabile leggiadria. Senza ke l'ordine kostituitò riuscisse ad aver il tempo per spingere kon palmi indegni una testa tanto geniale ci salutamo komplici sul suo ultimo sussulto: -Non c'era altro modo per portare questa roba a quei ragazzi-.

domenica, dicembre 02, 2007

Jail & Heaven


Ci rifiutiamo di essere
Quel che vorreste fossimo
Siamo quel che siamo
E' così che andrà
Non potete addestrarmi
Alla disuguaglianza
Parlando della mia libertà
Della piena libertà del popolo
Sì, siamo stati aggiogati
Troppo a lungo
Ribelliamoci, ribelliamoci
Siamo stati aggiogati
Troppo a lungo, ribelliamoci
Il sistema di Babilonia è il vampiro
Che giorno per giorno succhia il sangue ai figli
Il sistema di Babilonia è il vampiro
Che succhia il sangue ai sofferenti
Edificando chiese e università
Imbrogliando costantemente il popolo
lo li definisco ladri patentati
E assassini, ora fate attenzione
A succhiare il sangue ai sofferenti
Dite ai figli la verità
Dite ai figli la verità
Dite subito ai figli la verità
Avanti, e dite ai figli la verità
Perché siamo stati aggiogati
Troppo a lungo
Dobbiamo ribellarci, dobbiamo ribellarci ora
Siamo stati dati per scontati
Troppo a lungo. Ribelliamoci
Perché siamo stati aggiogati
Troppo a lungo
Dobbiamo ribellarci, dobbiamo ribellarci ora
Siamo stati dati per scontati
Troppo a lungo. Ribelliamoci
Dal giorno stesso in cui abbiamo lasciato i lidi
Della terra paterna
I nostri sentimenti sono stati calpestati, oh e ora
Ora che sappiamo ogni cosa dobbiamo ribellarci
Qualcuno deve pagare per il lavoro
Che noi abbiamo fatto, ribelliamoci

Babylon System, Survival, Bob Marley

Nota al testo: Se un giorno domanderete ad un libraio kos'è il natale probabilmente questo vi risponderà: "Un sakko di gente ke non ha mai letto un libro ke decide di regalarne uno ke mai leggeranno a koloro i quali non ne hanno mai letti.

giovedì, novembre 22, 2007

Marea Errante


Errando.
Nel vagar senza
meta del Kaso
o scegliendo koscienti
l'errore del Kaos.
La Follia presenzia.

Giunge il giorno
appena passato.
Passaggi a livello
karakollano
tra vikoli cieki
e lampioni muti.
Derrate mentali
kome fragorosi granai
sottendono ed implodono.
Skorte in arkivio
di metikolose improvvisazioni
dissertan di sè
e d'altre sciokkezze.

La notte ormeggia
impronte d'arancio
su banchine di Vento.
Piego Vele smeraldo
nel krepitio
di pianeti e gatti
mentre il Mare abbaia
versi di kristallo.

Siedo liquido e
annodo perline d'ambra
al cielo kobalto,
il mio sonno tintinna,
mordo singhiozzi metallici
ke tornano aquiloni.

Silento.
E silentando diko,
ripeto e dimentiko.
Rikordandomi di dimentikare.
Kon intermittenze
ormai irrisorie
su tempi ke non han misura.

Alkimia.
Nient'altro
ke l'ennesimo
prestanome
della Follia.

venerdì, novembre 16, 2007

Egoritratto

Parla La Follia:

Qualsiasi cosa dicano di me i mortali - non ignoro, infatti, quanto la Follia sia portata per bocca anche dai più folli - tuttavia, ecco qui la prova decisiva che io, io sola, dico, ho il dono di rallegrare gli Dèi e gli uomini. Non appena mi sono presentata per parlare a questa affollatissima assemblea, di colpo tutti i volti si sono illuminati di non so quale insolita ilarità. D'improvviso le vostre fronti si sono spianate, e mi avete applaudito con una risata così lieta e amichevole che tutti voi qui presenti, da qualunque parte mi giri, mi sembrate ebbri del nettare misto a nepènte degli Dèi d'Omero, mentre prima sedevate cupi e ansiosi come se foste tornati allora dall'antro di Trofonio. (...) Nessuno, perciò, si aspetti da me che, secondo il costume di codesti oratori da strapazzo, definisca la mia essenza, e tanto meno che la distingua analizzandola. Sono infatti cose di malaugurio, sia porre dei confini a colei il cui potere è sconfinato, sia introdurre delle divisioni in lei, il cui culto è oggetto di così universale consenso. D'altra parte perché una definizione, che sarebbe quasi un'ombra e un'immagine, quando potete vedermi con i vostri occhi?
(...)
E, tanto per cominciare, chi non sa che la prima età dell'uomo è per tutti di gran lunga la più lieta e gradevole? ma che cosa hanno i bambini per indurci a baciarli, ad abbracciarli, a vezzeggiarli tanto, sì che persino il nemico presta loro soccorso? Che cosa, se non la grazia che viene dalla mancanza di senno, quella grazia che la provvida natura s'industria d'infondere nei neonati perché con una sorta di piacevole compenso possano addolcire le fatiche di chi li alleva e conciliarsi la simpatia di chi deve proteggerli? E l'adolescenza che segue l'infanzia, quanto piace a tutti, quale sincero trasporto suscita, quali amorevoli cure riceve, con quanta bontà tutti le tendono una mano!
(...)
Vedo che aspettate una conclusione: ma siete proprio scemi, se credete che dopo essermi abbandonata ad un simile profluvio di chiacchiere, io mi ricordi ancora di ciò che ho detto. Un vecchio proverbio dice: "Odio il convitato che ha buona memoria". Oggi ce n'è un altro: "Odio l'ascoltatore che ricorda". Perciò addio! Applaudite, bevete, vivete, famosissimi iniziati alla Follia.

Da Elogio alla Follia, Erasmo da Rotterdam

martedì, ottobre 30, 2007

Ottobreviario

E il tempo finisce per essere
una variabile pendolare.
Annodando ellissi torna e disegna,
kon punte liquide
su giardini di spekki.

Improbabili propositi
barkollano alkolici
su lastrikate prese di koscienza.
Aprono dubbi razionali
su deliri omertosamente urlati.

Goffi maniaci dell'assurdo
mimano pose vitruviane
e la radio ankeggia.
Mi skopro silente.
Koprendomi di pillole,
e stregatti dal naso di perla.
La porta immobile gestikola
il medesimo semicerkio
e io spingo spikki di ragione
oltre l'ovvia imposizione dei kardini.

Son stanko.

E ke nessuno
si rifiuti
di kontravvenire
almeno
alle regole
imposte
dalla materia
e dalla gravità
m'è insopportabile.

Guardando piovere all'insù.

domenica, ottobre 28, 2007

Dono al Vento


My life’s blossom might have bloomed on all sides

Save for a bitter wind which stunted my petals

On the side of me which you in the village could see.

From the dust I lift a voice of protest:

My flowering side you never saw!

Ye living ones, ye are fools indeed

Who do not know the ways of the Wind

And the unseen forces

That govern the processes of life.


Serepta Mason, Antologia di Spoon River, Edgar Lee Mastars

venerdì, ottobre 26, 2007

Aquiloni d'Autunno


Un beffardo sole d'autunno unghieggiava la trasparenza del lucernario e illuminava a singhiozzi la mansarda ke avevano affittato.
Lui sedeva. Ed il letto sutto di lui, la koperta, il kuscino paffuto dietro la sua skiena askoltavano in un armoniko quanto dinamiko abbraccio il lento avverarsi degli eventi.
Lui si kontorse in visioni letterarie perdendosi nelle tonde forme ke sarebbero piaciute a Neruda. Si sentì fortunato a potersi potenzialmente sentire invidiato da kolui al quale andava la sua invidia per quei versi ke lui stesso avrebbe potuto skrivere non vi fosse stato ki, se non più genio, prima venne.
Lei si volto kompiaciuta nell'appunto libertino dello sgusciar fuori dal letto per dedikarsi all'evasione lecita kon le amike.
Mentre lui si domandava per quale perverso sadismo avrebbe dovuto privarla del piacere dell'illegale rikordando lei ke tutto era tremendamente normale in quello ka stava facendo pose, orekkio all'anziana obesa donna nera ke kantikkiava sotto la finestra. Nel delirio amniotiko notò una bruska korrezione di marcia del kontesto letterario. Orwell sopraggiungeva nella sua piena anarkia. Si sporse oltre la discinta e disordinata piega del lenzuolo oltre la koperta e, senza badare all'eventuale attenzione destata, dette voce ad una sbadata irriversibilità. "Vedi. Inutile cerkare elementi skatenanti, alkimie latenti o nessi di kausa e tempo. Sarebbe molto fatikoso analizzare un evento nella sua konsequenzialità ed io sono pigro. L'essenza di ciò ke ne skaturirebbe è un -Ci sono almeno due buone ragioni per kui non possiamo stare più assieme.-". Non vi fu un silenzio da interrompere. Kon l'elasticità di kollo d'una kassiera lei si voltò e l'interrogazione del suo volto potè esser sekonda solo alla sua sorpresa nonkuranza. " La sekonda motivazione, ed ankora una volta elido le digressioni psikologike sottintese, è ke quando decidi di uscire kon le tue amike, in una atavika ricerka di ridikolezza, indossi quegli inguardabili stivali appuntiti". Stavolta era infastidita. Stava cerkando un solo appiglio d'irritazione per sfogar in lancinante sarkasmo la sua presunta superiorità alla faccenda. "Se è per quello li indosso anke quando esko kon te. E la motivazione principale sarebbe?".
Lui intuiì in quella di lei mankanza d'intuito, ke il fenotipo non inganna.

"Esattamente quella ke hai detto."


Lei uscì kon gli stivali in mano. Poi sposò uno psikologo.

Lui non si fece kurare.

mercoledì, ottobre 24, 2007

Sbeffardando...

Ghgh. Vedere le irreprensibili forme di censura systemika al servizio del mio blog è una perversione a kui non so resistere. Infelici dell'apatia mentale professata, aspiranti irritanti dai denti piatti, proibizionisti, vacui metodici dello skassamento di minkia, fascistelli in erba, violentatori della quantità in nome d'una mai per voi palpabile qualità, skiavi dell'assioma della stupidità, inesauribili ricerkatori del qualunquismo kosmiko, sbavanti pekore spoglie di qualsiasi talento delirante, dementi 4x4, rigurgitanti invidiosi d'una propenzione follartistika ke per voi è kondannata a tendendente allo zero quantiko... A voi ke vi siete prodigati nel tentar vanamente di manomettere sto blog ke resta e resterà sempre e soltanto parentesi virtuale d'un sapervi azzittire... lo stato di polizia ke voi avete voluto mi difende. Nessuno saprà mai esser beffardo kome il destino. A voi altri ke di tanto in tanto sapete farmi sorridere koi vostri kommenti ke mi komunikino i loro indirizzi di posta per farli accedere alla possibilità di lasciarne. Sorridendo... dei primi... Saluti Libertari

mercoledì, ottobre 17, 2007

Delirio d'Ombra

Drappeggiarsi
Alibi
Remoti
Kontorti
Nell'
Ego
Sovversivamente
Surreale

martedì, ottobre 09, 2007

Giokolando

Katene. Anelli morbidi e kromati a stendere ineffabili bisbigli d’ombra tra mano e fuoko. Ondivaghi cerki di luce anneriskono bordi mai patinati di skuole dimesse ed okkupate. Imprevedibili immobili flussi inkoscienti inabissano i dettagli, rifiutano l’attimo. Sipari dinamici per sfere onirike kui abbandonarsi è privilegio di poeti e visionari.

Kalotte opposte, rovesce e simmetrike a sobillar angoli e ritorni, salti, kontorsioni, risalite e gomitoli. Scende attento, korre su metallo e kavo, ruota e s’assesta. Respira in ogni beat di polso, suadente s’appoggia al kappio e torna a korrere. Evolve e sussurra nella koda di fibra attendendo kompostamente di disegnar aria e Kaso. Incroci di bakkette e vedute panoramike nell’alkimia del salto. Diabloliko.

Balzano assorte, korse e rinkorse, kandide impudike. Annodano sinkrone e tessono magike liquide scie. Palline avvolgono tonde palmi e falangi. Verso il basso, alibistikamente oziose, assekondano senza recessione forze gravitazionali ortodossistikamente kombattute. Ligi e polverosi i virtuosi della delazione kreativa sgomentano e segmentano impercettibilmente l’ellissi della rotazione tradizionale. Il Giocoliere invece inklina la testa per voltarle e fomentarne il kontrario, ankora una volta, verso il basso, folle perversione di talento, spekulazione di peso specifiko. Sorride di se, della beffa e del destino.

Non avrei mai potuto esimermi dal koncedervi tempo avendone avuto.

Adesso Anakronistiko. Anarkonostiko. O solo Akronimo.

Tutti Hanno Compreso.
Ludike Serafike Deduzioni.

giovedì, ottobre 04, 2007

Alexandre Marius Jacob, 8 marzo 1905

Dikiarazione davanti ai giudici:
Signori, Adesso sapete chi sono: un ribelle che vive del ricavato dei suoi furti. Di più. Ho incendiato diversi alberghi e difeso la mia libertà contro l’aggressione degli agenti del potere. Ho messo a nudo tutta la mia esistenza di lotta e la sottometto come un problema alle vostre intelligenze. Non riconoscendo a nessuno il diritto di giudicarmi, non imploro né perdono né indulgenza. Non sollecito ciò che odio e che disprezzo. Siete i più forti, disponete di me come meglio credete. Inviatemi al penitenziario o al patibolo, poco m’importa. Ma prima di separarci, lasciatemi dire un’ultima parola...
Avete chiamato un uomo: ladro e bandito, applicate contro di lui i rigori della legge e vi domandate se poteva essere differentemente. Avete mai visto un ricco farsi rapinatore? Non ne ho mai conosciuti. Io, che non sono né ricco né proprietario, non avevo che queste braccia e un cervello per assicurare la mia conservazione, per cui ho dovuto comportarmi diversamente. La società non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro. la mendicità e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L’uomo non può fare a meno di lavorare: i suoi muscoli, il suo cervello, possiedono un insieme di energie che deve smaltire. Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola, mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro. La mendicità è l’avvilimento, la negazione di ogni dignità. Ogni uomo ha il diritto di godere della vita. "Il diritto di vivere non si mendica, si prende". Il furto è la restituzione, la ripresa di possesso. Piuttosto di essere chiuso in un’officina come in una prigione, piuttosto di mendicare ciò a cui avevo diritto, ho preferito insorgere e combattere faccia a faccia i miei nemici, facendo la guerra ai ricchi e attaccando i loro beni. Comprendo che avreste preferito che mi fossi sottomesso alle vostre leggi, che operaio docile avessi creato ricchezze in cambio di un salario miserabile, e che, il corpo sfruttato e il cervello abbrutito, mi fossi lasciato crepare all’angolo di una strada. In quel caso non mi avreste chiamato "bandito cinico", ma "onesto operaio". Adulandomi mi avreste dato la medaglia al lavoro. I preti promettono un paradiso ai loro fedeli, voi siete meno astratti, promettete loro un pezzo di carta. Vi ringrazio molto di tanta bontà, di tanta gratitudine. Signori! Preferisco essere un cinico cosciente dei suoi diritti che un automa, una cariatide. Dal momento in cui ebbi possesso della mia coscienza, mi sono dato al furto senza alcuno scrupolo. Non accetto la vostra pretesa morale che impone il rispetto della proprietà come una virtù, quando i peggiori ladri sono i proprietari stessi.

sabato, settembre 29, 2007

Teatranti assurdi



Spogli di kopioni, vestiti d'integerrimi panni di stakanovisti dell'assurdo, zelanti imprenditori dell'ultimo minuto, evasori dal piede di porko, annidiano covi di rettili ke s'ostinano a kiamare happy hour. Unghiato al bikkiere non posso non riempirmi del brivido destato da teorie makroekonomike protezionistike.

-Questi cinesi sono ovunque-
-I gialli ci rubano il lavoro-
-Il prekariato è una kondizione obbligata quando questi si vengono a prendere i nostri posti-

Noto kon rammarikata soddisfazione ke nessuno di loro potrebbe mai avere un kontratto a tempo indeterminato. Quindi si son fatti liberi imrpenditori. Sommessamente e skiavistikamente liberi. Imprenditori della spekulazione. Sai mai ke sia pure edile.

Ovviamente non posso augurare ke il meglio per loro.
Addirittura desideri retroattivi.
Tornassero fanciulli e trovassro finalmente un bel posto fisso a 6 anni in fabbrika kome kapita ai bambini cinesi.
Niente più preokkupazioni per il prekariato.
Turni da 11 ore kon buona pace dell'happy hour.

Il teatro dell'assurdo non si skrive. Lo si vive.

giovedì, settembre 20, 2007

Pollicinando

Pollicinamente
segnando le orme,
vorrei,
e da ronzanti
vendute vedute

vedere

i grovigli
dei miei ripensamenti.


Osservandoli non
skoprirli più tali.


Sarebbe potuto akkadere.


Dannatamente
aulici
dipendenti
komunali
in trimestrale
disgelo d'ataviko letargo
rimbiankano.


Se Pollicino avesse avuto
solo
una bomboletta spray
sarebbe morto.

mercoledì, settembre 12, 2007

Ode a Guzzanti



"Don Quisciotto kombatteva kome un pazzo kontro i Mulini a Vento?

Ma era pazzo veramente?
O era il Mulino a Vento ad aver fatto qualkosa a lui?
Ki aveva kominciato?
Quanto può resistere una persona per bene alle kontinue provokazioni di un Mulino a Vento?"

Processo al Mulino: Prossimamente su RiedukationalChannel

Fine d'un amore

Lei osservò distrattamente quel punto nero che stagliava sulla punta del naso di lui.
Lui finse di non accorgersi.
Lei si avvicinò sinuosamente, congiunse le unghie e purifikò l'epiderimde.
Lui la lasciò.
Aveva già giurato a se stesso ke non avrebbe mai più permesso ad alkuna donna di kambiarlo.

lunedì, settembre 10, 2007

Gap & Fly


Dimensioni inkolumi
per vaneggiar limiti
d'etika e morale.
Legalità, issata
lacera. Skiavi,
argani, ad implodere
sulla gravità
dell'apparenza.

Mind The Gap

Grafika, lirika,
metodika, ciklika.
Limite, linea,
bordo del fosso.
Potendo o kredendo,
fingendo l'assenza,
kredenza o leggenda,
Systema, apparenza.

Find the Gap

Konkava-l'onda
statika-krea-discese
su kui issarsi
è un gioko da bambini.
Unici critici,
eroici polemici.
Non kredendo-kreando
il vuoto da riempire.

Fill the Gap

Famelici innoqui
sorrisi estatici.
Artigli, mai forniti,
forbiti d'eccelsa ignoranza
e liquido delirio.
Gioko sussultorio,
per kausa. L'effetto:
Difetto del Systema.

Kill the Gap

Vedo. Non dimentiko
-Ma- skordo. -Mi-. Akkordo.
Distorgo dakkordo.
Morsi, sciarpe
e scarpe. Fughe
e molle. Avanzare
indietreggiando. Volando.
Volpe a Nove Code.

Kick the Gap

Vedo. Quindi sono.
Follia d'infante.

Fuck the Gap

giovedì, agosto 30, 2007

Antiproduttivismo Militante


Qualche buona parola per certi vizi


O tu che fatichi sia lustrando stivali
sia come ragioniere o aiuto-ragioniera
e tu che, per il daffare e la malinconia, hai una faccia
gualcita e verde come un biglietto da tre rubli!


Sarto, per esempio. Chi te lo fa fare
di portare questi calzoni per la prova?
È perché non hai nessuno zio tu, e se ne hai uno
non è ricco, non è moribondo e non sta in America?

Fattelo dire da uno intelligente e che ha letto molto:
Puskin, Scepkin, Vrubel non credevano
né al verso né al gestire né a un tono prezioso,
ma è nel rublo che credevano soltanto.

Tu vivi solo per stirare e ferirti con le forbici.
Già la barba ti s'intreccia con la canizie,
ma l'hai mai vista una volta almeno la melarancia
come se la cresce e cresce sopra l'albero?

Sudate e faticate, faticate e sudate,
e i figli fìglieranno e ingrandiranno,
altri ragazzi-ragionieri, altre ragazze-ragioniere,
e gli uni e le altre suderanno come questi qua.

Invece io ieri, senza l'ordine di nessuno,
come niente,
a chemin de fer con cento rubli di partenza,
alla sesta mano, me n'ero fatti tremila e duecento.

M'importa assai se, con un dito sulla bocca,
malignano che mi sarei aiutato
segnando un asso e l'altro
impercettibilmente con un'unghia.

Gli occhi dei giocatori nella notte
brillavano come due rubli,
e io lì a ripulirmene qualcuno, come un forzuto operaio
scarica la stiva d'una nave.

Gloria a chi per primo ha ritrovato
come rivoltare e vuotare al prossimo le tasche,
senza faticare e aguzzare l'ingegno,
ma in maniera pulita ed elegante!

E quando qualcuno mi dice che il lavoro è ecc. ecc.,
come se fregasse rafano su una grattugia arrugginita,
io, con una mano sulla spalla, gli domando soavemente:
"Voi chiedete ancora carte, quando avete un cinque?".

Majakovskij

mercoledì, agosto 15, 2007

Assalti d'Agosto


Agosto ammezzato sobbalza ondivago nel bikkiere, kampana kontorta, kreata, kompresa, mai kapita. Lo guardo affondare alzandosi e gli effluvi scendono orgiastikamente skomposti lungo i bordi a rimescere giornate in stallo nella loro prekarietà. Skonquassamenti plasmabili, kome se ad un tratto mi skoprissi saltare a tempo kon sismi sottostanti. Tagadà d'oltrelimite. Irakondamente sopito nel ballo gioviale dlel'opportunità del mese mi trascino brioso da un degrado all'altro, skavando il fondo mai in nome di leggi, se non kon il favore di quella gravitazionale.

Propositi per il futuro.

Vela. Per una volta meno metaforika e più kucita.


Propositi per il presente.

Debellare l'invasione degli strassi dal frigo. Akuti e aguzzi fottuti parassiti delle dispense (specie dei single) ke attuano disobbedienza incivile derubando le misere provviste dell'agosto inoltrato. Ho immolato la mia fame kimika in nome d'uno skampolo di koniglio in umido ke m'ero giurato d'aver messo lì prima ke li strassi me lo depredassero. Voci inattentibili sobillano ke potrei non aver dimentikato d'averlo finito ma queste sono solo malelingue destabilizzanti ke tentano di mettere a tacere la grande questione dell'invasione.

Dallo scoobydoo di letture estive:

"Parte del motivo della bruttezza degli adulti, agli occhi di un bambino, è che il bambino di solito guarda in su, e poche facce appaiono al meglio se viste dal basso in alto."
G. Orwell

martedì, agosto 07, 2007

Censura

Ps. Il post su Omaggio a Sante è stato censurato. Raffigurava l'involuzione dalla scimmia al poliziotto ke manganella. Che dire? La rete è piena di filmati su Genova. Non sarà un jpg a far la differenza.

AlterEgoAlter

"Insolente al di là del sopportabile e strafottente nella più assoluta imprevedibilità qualunque cosa abbia detto o scritto ha sempre rivelato il dono di non dire mai una sciocchezza".

Fernanda Pivano a proposito di Gregory Corso

martedì, luglio 10, 2007

Omaggio a Sante

La Nostalgia e la Memoria

Talvolta
vorrei ripercorrere
le strade del mio quartiere.
E ritrovare vorrei
quella generazione
che si formò
sul testamento
di Julius Fucik,
colui che sotto la forca
scrisse a noi, per noi.

La generazione
che compatta correva
da Papà Cervi, a consolarlo,
a consolarsi.

Quella generazione
che, disarmata,
raccolse la bandiera
della Resistenza
prima che la borghesia
l’agitasse, oscena...

Vorrei ritrovarmi
con gli operai perseguitati
da Scelba e da Valletta,
quelli dell’officina Stella Rossa,
i licenziati che seppero tenere,
e ricordare qui vorrei,
gli anni ’50.
Tutti. Uno per uno.
Giorno dopo giorno.
Ricordare gli affanni
Ricordare la fame
Ricordare il freddo,
il carbone
comprato a 5 chili per volta,
e il baracchino
con la pasta scotta
e null’altro.

Poi gli scontri:
luglio ’60
e gli struggenti ragazzotti
di Piazza Statuto,
col selciato tra le mani.
Ripercorrere vorrei
tutta via Cuneo,
attraversare la Stura, la Dora
e tutto il quartiere mio.

Guardare vorrei
per una volta ancora
la vecchia casa
col cesso sul ballatoio,
ritrovare per un momento solo
i vent’anni miei,
colui che per primo
mi chiamò terrone
e m’insegnò poi
che fare il crumiro
era il crimine più grande.

In ultimo vorrei chinarmi
assorto
sull’elenco angoscioso
di chi non c’è più
e nascondermi vorrei
in via Chiusella
la più brutta delle strade
del quartiere mio.

Ricordare anche l’addio,
violento, feroce. L’ira...

Ma pure ritrovare le radici
in questo quartiere,
piatto come l’anima,
vasto come l’orgoglio,

amato e vissuto
da quella generazione,
la più infelilce

la più dura
la più cara..

Sante Notarnicola, Cuneo, 28 Agosto 1985

mercoledì, luglio 04, 2007

Rotta Indipendente - Carlo Vive


Il 20 Luglio probabilmente non avrò un pc sotto mano e probabilmente le date son solo konvenzioni. Quello ke non è konvenzione sono gli striscianti brividi senza tempo ke però le date posso suggerire. Scintilla inerziale di un processo emotivo ke "prende alla gola ed afferra allo stomako". Devastante nelle dinamike della rabbia quanto i lakrimogeni per quelle respiratorie.

L'-Io c'ero- son forme verbali per situazionisti. Ma senza esserci stato non avrei questo groviglio ke stringe nodi sintetici per una pancia ke ankora non s'è abituata a sedare la rabbia. E allora inutile acciambellarsi l'un l'altro per affogare nel violentarsi della voce. Stendere dita per koprire okki ke hanno già visto. Non sono stati sufficienti 35 anni di ridicola storia "italiana" per far cambiare le cose: "i proiettili nelle piazze trovano sempre un sasso ke li devia".


"E ora nella dignità mi specchio,
nella dignità del fratello che era insieme a noi nel mucchio,
lui ha lottato, quando ha avuto l'occasione
non ha voltato gli occhi e questa è la lezione
da insegnare nelle scuole, nel racconti che disegnano le sere
cosa sparava in faccia quel carabiniere,
io porto con me il nome di Carlo Giuliani
noi facciamo la storia, mentre quelli fanno i piani
come a Genova quel giorno,
niente rumori di fondo e noi all'assedio dei padroni del mondo
usciti dal carlini non torniamo indietro davvero
affronti il nemico e vedi il suo volto vero.
In marcia il cuore pompa esaltazione
una soluzione inizia quando inizia una rivoluzione
il fumo all'orizzonte è già alto denso e nero
è un bel dito medio alzato dritto verso il cielo"

Rotta Indipendente - Assalti Frontali

mercoledì, giugno 27, 2007

Just The First


Vi siete mai kiesti kome sarà il vostro funerale?
A volte ci penso. Al mio intendo.

Il solito egocentrismo, kredo.
Impermeabile e cinikamente inkline a perversioni lugubri, kui la naturalezza della konsiderazione fa da kontraltare allo spirito di sopravvivenza, immagino e visioneggio la folle fauna ke finirebbe per aggrovigliarsi attorno a quel korpicino ke avrò abbandonato kon tanta nostalgia.

Kredo ke si possano kapire molte kosa da ciò ke uno si lascia dietro. E se la morte è il viaggio ultimo, allora kredo non sia idiota iniziare da adesso un'amniocentesi sul parko zoologiko sociale ke ha aggregato la nascita della mia morte.


In testa verrebbero i parenti, arroganti e tronfi nei loro pesunti diritti di sangue ke non ho mai rispettato prima e accettato dopo. Rigidi e intekkeriti nei kostumi ke il karnevale mortuario ha traformato in nero mantenendo maskere cerulee. Qualkuno piangerebbe ed altri, assorti nel marmoreo disinkanto della morte, bofonkierebbero i sakrali riti della banalità. Due ne soffrirebbero e a quelli dediko il mio tempo.

Solidali e affranti in skakkiere di stoffa gli amici di famiglia. Emuli austeri dei parenti primi non farebbero altro ke abbassare il kondizionamento umorale da High a Normal e piangerebbero lakrime standard per amici standard in kondizioni standard. Dal basso kontinuerò a non sopportare di vederli.

Fedeli e intokkabili, terza skiera kampanilistikamente inkordonata, i conoscienti di lunga data e quasi mai d'infanzia ke s'arrogano il diritto di fratellanza kome una skadenza anagrafika. Spersi e annodati tra aneddoti persi nell'etere del tempo. Konsiderazioni sulle spekulazioni del narkotraffiko e dei kontorsionismi sentimentali ke implika il far parte di selvaggi gruppi d'adolescenti quando l'ormone surfa sugli eccessi.

Morbida e flessuosa l'onda inutile e skollegata dei restanti, avvolta in grigiori pastello, in invadenti e fragorosi silenzi. Konoscenti dei parenti, parenti dei konoscienti, inkoscienti skonosciuti pietisti, koscienti skonosciuti solidali e invidiosi, kreditori di pegno, di testa e di pancia, allibratori della sopravvivenza, alligatori rampanti dalle sporgenti narici farcite, bekkini per volontariato, romantici adoratori di sorlela morte, pittori affogati nella tavolozza degli psikofarmaci, suadenti oratori inkompiuti, marmorei blokki familiari in sessione plenaria, amanti in kontumacia, gelide alkimie frastornate, kapezzoli apolidi, frankitiratori dell'okkasione sociale, insoddisfatti lettori d'annunci mortuari, strassi lakrimevoli e sorridenti infanti.


Ma ciò ke finirei per lasciarmi dietro una volta abbandonata la karnalità non sarebbe certamente un flessuoso dinokkolarsi di apatici produttivisti. E allora guarderei ki non c'è riskoprendo la fratellanza, assorto e sorridente nella latitanza sovversiva di ki non può ke starmi akkanto ovunque.
Parole e vento annodate assieme:

"Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte ..." (A.Ginsberg da -L'urlo-)

mercoledì, giugno 06, 2007

Preludio&Pennikella


A kosa penso prima d'addormentarmi?

Cerko di rilassarmi. Kosì finisko per cerkare labirintike evasioni da pikkoli deliri kupi tipo il buko nell'ozono e il progressivo ritirarsi dei ghiacci, le morti sul lavoro, la karneficina delle foke o delle balene, l'allevamento intensivo, le mine antiuomo, il kaffè lungo, il parlamentarismo all'italiana, il nukleare, i fusibili delle golf ke sono un mutuo, gli assassini dei sindakalisti kolombiani, l'aumento dei prezzi, lo strozzinaggio dei kommercialisti, l'imperialismo statunitense, i granulati all'amarena kon lo stekkino rotto, i bambini soldato e quelli fortunati ke a 7 anni hanno già un lavoro, alle madri e nonne di Plaza de Mayo, ai timpani rotti, ai palloni di kuoio sgonfi giokando a piedi nudi, le lavatrici a bordo spiaggia, la prekarietà, le komunità di resistenza zapatiste, il thè kon la busta nella tazza, gli organismi genetikamente modifikate, i ripetitori dei cellulari davanti agli asili, il luddista al distributore automatiko, il karnevale di lakrimogeni nelle piazze, il santino di nazinger e bagnasko, la kartina kon la kolla dalla parte sbagliata, il razzismo inkosciente, il darwinismo kosciente, la felpa senza il kappuccio nei primi venti d'ottobre, gli sfratti "legali" e le okkupazioni etike, gli sgombri "epici", i generatori ke non funzionano nelle danceall all'aperto, il disboskamento dell'amazonia, la massoneria, la p2, i servizi segreti, servizievoli e segretari di partito, i partiti, i giornali piegati male e pensandoci bene anke i giornali in generale, le ritenute d'akkonto per ki ha un konto ke non konta, i kontanti di ki ha tanto da tanti dando poko a poki, i film sottotitolati ke farà anke molto cineforum ma mi stankano, i kantieri normalmente non a norma di sikurezza, la "pubblika sikurezza" tutelata militarmente, i mitra a trakolla, i visoni a trakolla, i trakotanti e i traffikanti d'organi, skiave, bambini e quant'altro, gli infami, la fame k'è una brutta bestia, i kombattimenti tra kani, galli e animali vari kui lo skontro finisce rito sakrifikale per la bestialità sugli spalti, le bombe intelligenti su ospedali evidentemente ritardati, la tazza di Will koyote divorata dalla famelika lavastoviglie, gli embarghi tutti nella perversione inumana e ankora bestiale di ciò ke fu uomo sull'uomo, ki kondanna senza appello, l'appello e il kontrappello, gli orari obbligati, i kartellini di timbrare e il lavoro tutto, i radikal-freak e le false airwalk, i rasta sui takki a spillo, i gas offshore e gli inceneritori, le basi militari ovunque, le penne ke non sian pilot, i libri kon le orekkie, gli assetti antisommossa e l'eko dei manganelli sugli skudi, le uova già sbattute all'akkorgersi della mankanza di pancetta, i cpt e tutte le detenzioni non tanto illegali quanto inumane.

Poi solitamente m'addormento.


venerdì, giugno 01, 2007

Breaking The Habit


E d'un tratto,
delirio estratto,

astratto e attratto,

spirale in atto,
vortice fatto.


Sotto.

Grovigli,

sonagli ed artigli,

cilindri e konigli.

Konsigli.

Rifiuto.


Saputo.


Eterno inkompiuto,
detto e taciuto,
skucito e kaduto.

"Konfesso ke ho vissuto".


Ego.


L'ego.

Senz'apostrofo nego.

Diniego l'impiego.

Non mi spiego.

Sussiego .


Adesso.
Spesso. Konfesso.

Sorridendo. Glissando. Tornando:

"Breaking The Habit".

"I don't want to be the one
The battles always choose
'Cause inside I realize
That I'm the one confused"

Linkin Park

giovedì, maggio 24, 2007

Kostanza Inversa


«La radio insegna il Jujuitsu al mio pesce rosso

Sono innamorato di una pescatrice-sub che vive sott'acqua

I miei vicini sono linguisti ubriachi e io parlo farfalla
La Compagnia Elettrica minaccia di scollegarmi il cervello

Il postino continua a ficcarmi dei porno nella buca

Mi è morto lo specchio, e non so se faccio ancora riflesso
Gli occhi li ho messi a dieta, le mie lacrime stanno prendendo troppo peso»

Bob Kaufman
da "Blues dell'acqua pesante"

mercoledì, maggio 09, 2007

martedì, maggio 08, 2007

M'ama, just kill a flower (sop-piantiamola)

Dita d'argento
danzano
al sabba
dell'ama non m'ama.
Petali. Morte e sorte.
L'una per l'altra. Anatema.

Sovvertire. Sabotare.

Abbraccio in un sorriso
i figli illegittimi
dell'immorale.
Facendo d'un vaso kulla.
D'un seme un pargolo.

Sovvertire. Sabotare.

Inumare per dar vita.
Koprire per svelare.
Lasciare per avere.

Sovvertire. Sabotare.

Guardo 7 perle.
Dono loro sorrisi.
Torneranno risate.

-M'ama, non m'ama, m'ama, non m'ama, m'ama...- (ad libitum)

martedì, aprile 24, 2007

Work In Progress


Rivoltatela come più vi pare,

prima viene lo stomaco, poi viene la morale.

Berthold Brecht
(da L'opera da tre soldi, Secondo finale)

venerdì, aprile 20, 2007

Frammenti d'Aprile

La vidi nella forma impekkabile
e traballante del suo galleggiare.
Granelli per piedistallo.

Ondeggiai il tempo di sabbia
perkè il suo soffio
potesse essere mio.

La sdraiai
per rapirla al dipinto del mare.
Lei dondolò
kome una tartaruga sul guscio
e affogò
nel sorriso del cielo.

La borseggiai della sua margherita
e nel vuoto
muto delle mani
skoprì il gioko annodato
di appendici opponibili.

Imposi le mie dita
tra le sue.
Lei imparò ad amarle
kome solo ki
non konosce
l'obbligo può amare.

La guardo adesso
vivendo
dell'abbraccio sovversivo
della sua fantasia.
Dove finisce una margherita
iniziano le dita.
Dove finiskono le dita
sorride un nuovo fiore.

-Somos un ejército de soñadores; por eso somos invencibles-

A Yuma. Perkè la rabbia d'amore dei suoi 8 mesi resti per sempre ingovernabile.
A Yuri. Perkè il destino non distribuisce ma rekapita.

mercoledì, aprile 18, 2007

Childer(mas): No Limits


Un ventenne armato è in cerka della propria fidanzata.
Entra nel Kampus e non trovandola uccide 32 persone.
Poi si toglie la vita.

E' uno squilibrato.

Lo stesso ventenne armato è in cerka di armi non konvenzionali.
Sbarka in Iraq e non trovandole uccide 600.000 civili.
Non si uccide.

E' un Marine.

Io ho la fobia delle armi.
Forse perkè tendo a non notare lapalissiane differenze.
O la diskriminante è il suicidio finale?

venerdì, aprile 13, 2007

Folha de Bananeira


Seu guarda você não pode me prender
É só um fino que eu acabo de “cume”
Se chegou tarde, o que posso fazer
Sou de menor e você num pode me bater

Seu guarda não cheire a minha mão
Sou seu amigo agora preste atenção
A folha é boa, é erva fina
Fumo na boa só pra pegar as meninas

Ooi, cabrobró...
Ooi, cabrobró...

Ooi, cabrobró...
Ooi, cabrobró...

Seu guarda eu não sou ladrão
Passei de ano sem recuperação
Enquanto isso eu vou descendo a minha lomba
Andando de skate estourando a minha pomba

Seu guarda não cheire a minha mão
Sou seu amigo agora preste atenção
A folha é boa, é erva da fina
Fumo na boa só pra pegar as meninas

Fuma, fuma, fuma folha de bananeira
Fuma na boa só de brincadeira
Fuma, fuma, fuma folha de bananeira
Fuma na boa só de bananeira

Armandinho

martedì, aprile 10, 2007

Distanze Olimpike


Guardandomi
nell'appiglio,
rapace e kapace,
mi skoprii
inkupito della serenità.

Borseggiai l'inutilità dei suoi motivi.
Per renderla
perfetta
e posseduta.

Aggiunsi peso alla mia leggerezza.
Fluttuando
sovversivamente
dal basso verso il basso.

Bankettando
kon gli dei
festeggiai il kandore
morbido del gelo.
Ab-b(l)uffandomi.

Adesso presedio
il komitato
nello skrikkiolare muto
delle bandiere al vento.
Tripudio olimpiko,
podio statiko,
per inquietudini vincenti.

-There Is No Sekond-
De Coubertin non bevve mai da quella Koppa.
Io non fui mai americano. Mankanza d'agonismo kredo.

martedì, aprile 03, 2007

Dal Lirico all'Epico evitando il Tragico

(La Cacciata di Lama)


Si narra che in un locale di Zurigo, nei giorni in cui la guerra imperialista insanguinava l'Europa, nascosto tra la folla che ascoltava le strane recite di Tristan Tzara ci fosse Vladimir Il'ic Uljanov, in arte Lenin. Nascosto tra la folla, seduto accanto alla Krupskaja, l'esule russo certamente dovette sorridere nel percepire la forza sottile dell'ironia sovvertitrice dell'ordine più profondo che irregimenta la società: l'ordine del linguaggio. Poi Lenin ritornò in Russia, trascinato dalla tempesta rivoluzionaria. Pronuncio della parole semplici: pane lavoro pace libertà. Tutto il potere ai soviet. Trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria. Le sue parole mossero all'azione milioni di uomini, il mondo ne fu cambiato. Ma la potenza delle parole produce mostri, se non è temperata dall'ironia, dalla cosciena ludica dell'azione. E la coscienza ludica è la consapevolezza del fatto che stiamo giocando un gioco, che le parole creano un mondo che si libra leggero nell'aria. (...)

Qual'è la vera potenza del linguaggio?

Quella insita nelle parole di Lenin, che mette in moto milioni di uomini e crea un partito d'acciaio e uno Stato di granito? Oppure quella che sta nelle parole del pazzo, del poeta, del giullare? Le parole leggere che mettono il mondo in sospensione, che irridono la forza dell'acciaio e della pietra?

L'acciaio e la pietra sono potenti, ma il sorriso di più, perchè può ridere dell'acciaio e della pietra.

Dove sta l'Autonomia? Nella forza che si contrappone, violenza contro violenza, o nella leggerezza del sottrarsi, nella leggerezza di chi non risponde all'appello, di chi dorme invece di andare in fabbrica, di chi fa l'amore quando si è chiamati a combattere?

Non c'è potenza più grande del sottrarsi, del non essere, del non fare. E' questa la potenza dell'Autonomia. (...)

In Aprile, A Milano, migliaia di operai si riunirono in un teatro che si chiama Lirico. Infuriava la tempesta scatenata dai ribelli contro lo Stato ipocrita di burocrati e dei preti e dei capitalisti. (...)

Lirico il desiderio che si fa parola, che si libra nell'aria, che vola dall'uno all'altro come una promessa leggera di possibile gioia, di libertà dal bisogno. Volevamo andare verso un'epica senza sudore e senza violenza, un'epica, diciamolo, un pò ironica, un'epica dell'assenteismo, della disaffezione al lavoro, un'epica della pigrizia e della rilassatezza. Un'epica sensuale capace di spazzare via l'obbligo del lavoro e la miseria che nasce dal pregiudizio che il mondo sia necessario. Un'epica della felicità possibile che si collettivizza.

Ma sapevamo che quel gioco è così difficile. Come l'intendersi tra Vladimir Il'ic e Tristan Tzara, che pur si incontrarono nelle serate del Cabaret Voltaire.

Difficile trasformare la vita quotidiana librandosi leggeri come parole sussurrate: vieni con me, abbandona la linea di montaggio.
Difficile perchè il potere dei grigi ottusi pericolosi non lascia facilmente che il possibile si liberi dell'esistente.

Eccoli allora, uguali nel cuore e nella tensione muscolare, angeli del traffico comparire da dietro le colonne, in nome di tutti i doveri ossessivi, il dovere della produttività, il dovere del socialismo, il dovere della militanza, il dovere del conto in banca, della nazione, del popolo e dello Stato.

Non evitammo il Tragico. Non fummo in grado di evitarlo.
Il Lirico e l'Epico non celebrarono nozze ironiche come nei nostri voti.
Eppure siamo ancora a quel punto.
Il potere riproduce i suoi miti funerei rinnovando ogni giorno
le litanie sacrificali del dovere del lavoro e della miseria.

Il Desiderio alza il capo per ascoltare il Vento, e attende ancora.
Attende che venga il tempo della leggerezza.

Ancora Rilke, per finire cadendo verso l'alto.

"E noi che pensammo la felicità
Come un'attesa, ne avremmo l'emozione
Quasi sconcertante
Di quando cosa che è felice, cade".

Da "Leggermente Ribelli" di Franco Berardi (Bifo) in Gli Autonomi, Le storie, le lotte, le teorie, Vol I